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J.A.J., «credo che tu abbia conosciuto il vero me stesso..»
CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 13:32Quote
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Care ragazze, dopo averci pensato su e aver ricevuto l'ingoraggiamento di Angel , posterò la mia FanFiction. Diciamo, che non vi dovete aspettare niente di che, perchè non sono una cima a scrivere; diciamo anche che posterò a intervalli di una settimana, o quando i miei compiti e impegni mi permetteranno di scrivere i capitoli seguenti :3
Allora, E' un pò come un autobiografia. Alcuni personaggi sono reali come: Me (Silvia), Mia cugina e le mie amiche, altri li inventerò perchè è una FF progettata al futuro :3
I Jobros, non solo Joe, saranno anche loro protagonisti in questa storia. Sarà nel secondo capitolo che incontrerò uno di loro e, nei seguenti capitoli, che incontrerò altri 2 :3
Ci tengo a sottolineare, che gradirei nessuno copiasse e che io non copierò mai nessuno! ^_^
E secondo ..Potete tirarmi addosso di tutto: dalle uova marce a pomodori ciò che vi piace di più XD
e adesso.. Ecco la mia storia.. :3

Prologo;


Ci sono momenti nella vita, in cui tutto sembra contro di te. Tutto ciò che avevi pensato fosse perfetto, si rivela un fallimento. E non importa se, magari, c'è qualcuno che sta peggio di te perchè, in quel momento, tutto il resto per te non ha più importanza. E io, si proprio io, ho vissuto momenti come questo, ma uno più di tutti mi ha cambiato la vita.
Quando è accaduto la mia vita ha attraversato, nel giro di un anno, alti e bassi che non si possono neanche immaginare. Da quando ho lasciato l'Italia per andare a studiare all'estero la mia vita è cambiata da semplice..a ricca di eventi e cose inspiegabili.
Ricordo ancora il giorno della partenza come fosse ieri quando, al contrario, è stato quasi due anni fa.
Dopo la maturità, avevo scelto di andare a studiare all'estero in America, guidata da mia cugina. Negli ultimi 3 anni di scuola superiore, mi resi conto di avere, non solo, una buona capacità a scrivere, ma anche di raccontare. Iniziai con un diario, dal diario passai alle storie, dalle storie a racconti di fantasia e storie d'amore. Allora, dopo il diploma, scelsi di frequentare l'università di Arti a Los Angeles dove, non solo si studia per diventare attori, ma anche scrittori e artisti.
Avevo deciso di provare un anno con una borsa di studio. Se mi sarei trovata male allora, avrei fatto le valige e sarei tornata in italia per frequentare qualcosa di più semplice. Vi chiederete se già la lingua non è un ostacolo, ma non sapete che io per l'inglese ho come un talento speciale. Nella mia famiglia molti parlano inglese e, come ho già fatto presente, mia cugina parla benissimo la lingua poichè vive in canada fin dalla nascita.
Grazie a lei, decisi di andare in america a studiare e sopratutto a Los Angeles la città che avrei sempre voluto visitare, la città del cinema, la città più gettonata della California, ma sopratutto la Sua città. Di chi? Aspettate che vi racconti tutto, dall'inizio e poi, capirete.

Capitolo Primo;

E' il trenta agosto e oggi la mia vita prenderà una piega diversa. Andrò incontro al mio futuro, al mio destino.
Oggi, prenderò un aereo che mi porterà in California, lontano dalla mia città, lontano dai miei amici e dalla solita vita ma, sopratutto, lontano dalla mia famiglia. Da coloro che mi hanno cresciuto, quali i miei genitori; da mio fratello che, nonostante tutte le litigate, apprezzo e ho visto crescere anno dopo anno, diventando sempre più grande e diverso.
Oh, che sbadata, lasciate che mi presenti: mi chiamo Silvia Geraci e ho diciotto anni. Sono una ragazza normale, che vive in un città come Palermo, nel sud italia che tanti, fin troppi, disprezzano. Ma per chi realmente ci vive, Palermo è una bella città. Ha i suoi pro e i suoi contro, come tutte le città e le cose di questo mondo. Vi chiederete per quale motivo vado così lontano? Per studiare. Per avere un futuro, una certezza che qui in Italia difficilmente avrei potuto trovare. Andrò a Los Angeles all'università delle Arti. Li, insegnano le arti quali la recitazione, l'arte in se e l'arte della scrittura, quella per cui vado a frequentarla. Gli ultimi anni di liceo, ho notato che non ero cosi scarsa a scrivere come, al contrario, credevo. Da li ho cominciato a scrivere tanti, molti racconti per migliorarmi anche con l'aiuto della scuola. E oggi, dopo tante fatiche e il diploma, sto partendo per coltivare questa passione.
Ricordo benissimo quando ho detto alle mie amiche che sarei andata in California a studiare. Non mi credevano. Alcune, ci hanno messo un pò a realizzare che per tre anni, mi avrebbero visto poco e niente. Senza contare poi un anno di specializzazione. Quindi in tutto sarei stata fuori 4 anni. Nonostante tutto, hanno capito la mia scelta e due di loro partiranno per l'estero come me, per frequentare l'università. Martina, andrà in Francia e, Federica, andrà in inghilterra. Spero per loro, che riusciranno a trovare la giusta strada, come lo spero per me.
Sarà difficile per me affrontare tutto ciò ma, so che con l'aiuto di mia cugina e il sostegno, anche se oltreoceano, della mia famiglia tutto sarà più facile.
Adesso, sono qui in aeroporto ad aspettare con ansia l'apertura del check-in. Mia mamma è nervosa, io sono nervosa. Da lei ho preso questo. L'emotività. Lei è molto emotiva, più di me. Bene o male, io riesco a controllarmi, ma lei no.
Piange. Mi guarda, mi sorride e poi scoppia a piangere. Lo so, lo sapevo. Piange ogni volta che qualcuno parte. Ma questa volta è diverso, è più complicato perchè a partire sono io e, non per una vacanza studio di 15 giorni, ma per ben 4 anni. Ovviamente scenderò per natale e per tutte le vacanze lunghe che avrò; le più brevi, invece, le passerò li a girare le città vicine dell'america occidentale.
Continuo a pensare. Sono pensierosa, come sempre. Mi sento tremare, anzi sto tremado! Picchetto con le dita sulle gambe. Batto il tempo. Come sempre. Si, da quando ho iniziato a suonare la chitarra batto automaticamente il tempo con le dita, sopratutto quando sono nervosa. "I want scream" penso. La tentazione è forte, ma non posso urlare in un luogo pubblico, anche se sono le sei del mattina e sono in un aereoporto semi deserto!
Inio a giardarmi attorno, per trovare un distrazione. Tatatatata. Batto il tempo. Idea! L'mp3.
Accendo, parte. Canzone a caso esce HOLD ON. I jonas brothers. Li ho scoperti quando avevo quindici anni e da allora, non li ho più lasciati. La canzone capitata è la più azzecata. Resisti, tirati su. Batto il ritmo stavolta. Chiudo gli occhi, come faccio sempre. Mi aiuta a concentrarmi a scandire le parole e a capire il testo. Sento il ritmo pulsare. Hold on, dice Nick Jonas. Nick Jonas, il più piccolo dei Jonas brothers. Abbiamo la stessa età. Hold On, ripete suo fratello..Joe.
Joseph Adam Jonas, nato il 15 Agosto 1989. Casa Grande, Arizona. Come faccio a saperlo? Ho un debole per lui. Ma no cose del tipo "Lo amo all'infinito senza di lui non vivrei", no. Semplicemente, mi ispira come persona. E' simpatico, carismatico, "pericoloso" ( si ferisce spesso), divertente e quando vuole serio. Aggiungerei sexy, ma poi mi abbandonerei a pensieri poco..puri. La sua voce è forte. Non so, speciale. Come penso sia dolce quella di Bill Kaulitz, voce dei Tokio Hotel (altro gruppo che mi piace).
Comunque, di Joe so tanto. Ma anche degli altri due fratelli. Sono tutti molto, molto semplici.
Continuo a battere il tempo, la canzone però finisce. Un tocco al braccio mi fa voltare. Mia cugina Marilena. Tolgo le cuffie.
«Si?». Mi guarda. Vedo quei suoi occhi color nocciola fissarmi. Caldi e anche un pò impazienti. Mia cugina, si è fatta trasferire alla scuola Media di Los Angeles per stare con me. Ha dodici anni in più, mi farà da sovraintendente. Le sono molto, molto grata, di aver accettato tutto questo per me.
«Hanno chiamato il check-in..andiamo..?»
«Oh si si, certo.» ho risposto prendendo il bagaglio.
Ho guardato mia mamma. Lei mi ha guardata. Non ho resistito e l'ho abbracciata. Forte. Mi sentivo stretta al suo corpo e sentivo anche che stava tremando.
«Mamma, non ti preoccupare. Torno, non vado via per sempre.» le ho detto continuando a stringerla.
«Si, ma tu..ora vai via, ti dimentichi di me» I soliti discorsi di mia mamma. Come potrei mai dimenticarmi di lei! Della mia mamma, la donna che mi è sempre stata vicina, che mi ha cresciuta, educata e sopratutto amata, come si ama una figlia.
«Assurdo, non mi dimentico! Come posso?»
«Promettimi di chiamare» mi dice con la voce rotta dal pianto. La stringo ancora.
«Certo! Sempre agli orari coincidenti» le sorrido. Ricambia. Mi lascia stare e mi da un bacio sulla guancia.
Ora tocca a papà. Papà mi guarda, poi mi viene incontro e mi abbraccia. «Buona fortuna» mi dice, mi bacia la testa, come fa sempre. «Grazie, papà. Non dimenticarti di dirmi come vanno Palermo, Juventus e Ferrari!» scherzo. Ride alla mia battuta. «Certo, certo». Mi lascia, con una carezza tra i capelli. Fabrizio. Lui non fa niente, mi abbraccia, fa lo scemo. E poi mi dice solo «Buon viaggio. E cerca di incontrare Joe Jonas!» ride.
Rido anche io, pensando che sarà impossibile. «Los angeles è grande fabrizio, dove vuoi che lo trovo..per strada o a prendere un caffè?» scherzo. Si, scherzo, ma in fondo non sapevo ancora nulla.
Tutti salutano anche Marilena, facciamo il check-in e poi ci avviamo all'imbarco. Saluto di nuovo tutti.
Attendendo lo scorrimento della fila, per salire sull'aereo, parlo con Marilena. Del più del meno.
«Preoccupata?» mi chiede.
«No. Solo un pò..si..» cedo. I miei occhi mi tradirebbero. Chi mi conosce veramente, basta uno sguardo e capisce se mento o meno.
«E'normale. Vedrai, andrà tutto bene.» cerca di rassicurarmi. Mi avvolge in un abbraccio, che trovo molto confortatore.

Sono sull'aereo. Adesso, seduta su quel comodo sedile d'aereo, sento l'emozione. Accanto a me, mia cugina Marilena, che sistema le sue due borse nell'apposita cassetta sopra i sedili.
Io la mia preferisco tenerla vicina, sotto il sedile, avendo l'essenziale a portata di mano.
Guardo dal finestrino. Il mare, inizia a prendere quel colore chiaro che riconosco. Ecco, anche questo mi mancherà; ma sono sicura che è Alessia, che mi mancherà, come tutti i miei amici ovvio, ma quando penso al mare lo accosto subito a lei perchè siamo sempre state insieme al mare. Mi mancherai, penso. Il sole è all'orizzonte. Colora il cielo di un colore molto chiaro e in cielo, ci sono pochissime nuvole che si prendono di un colore roseo. Fisso un punto fuori. Per terra, su una linea gialla.
«Silvia?». Mi sento chiamare, mi giro.
«Dimmi» dico a marilena.
«Spento il cellulare?» chiede.
Cazzo, vero il cellulare! «Ooh, no. Lo spego lo spengo. Grazie per avermelo ricordato» sorrido.
«Non ti preoccupare, te lo avrei ricordato comunque» ride marilena.
Prendo di corsa il cellulare. 1 messaggio. Apro, ed è Martina.
C'è scritto questo:
«Bella, spero tanto che in questi 4 anni non ti scorderai di me. Spero anche che mi penserai, perchè io lo farò sempre. Ci sentiremo su Msn, lo so, ma non sarà la stessa cosa come averti qui, vicino a me..a tutte noi. Ma sopratutto, ti auguro una buona fortuna. Grazie per il piccolo pensierino, terrò questo bracciale sempre con me. Con affetto, Marti. » Siamo cresciute tanto io e Martina da quando ci siamo conosciute. Insieme, abbiamo affrontato tante di quelle cose, che se sto qui ad elencarle tutte sarò già arrivata a Los angeles quando finirò.
Sento le lacrime agli occhi.Le sento, stanno per scendere giù. Marilena se ne accorge e mi mette una mano sul braccio. Mi volto verso di lei, istintivamente, e una lacrima scende giù..non sono riuscita a fermarla.
«Hai..hai il tempo di risponderle» mi dice, un pò a disagio dalla situazione.
«Grazie» dico con voce bassa, quasi un soffio.
Che scriverle?
«Marti, grazie, grazie grazie. Che altro potrei dirti? Ti penserò anche io, sempre. Sei la mia migliore amica e so che se avrò bisogno, basterà un messaggio e tu sarai "vicina" a me. Ti auguro buona fortuna, per tutto. Mi mancherai, tua Sil»
Spengo il telefono e lo poso dentro lo zaino. DING. Il pilota annuncia, in tre lingue diverse, che stiamo per partire e che il volo durerà un ora e mezza. Faremo scalo a Milano e da li, un aereo diretto a Los Angeles. Allaccio la cintura, mentre la hostess indica le uscite di emergenza.
Dopo dieci minuti, ecco, sento il rombo del motore. L'aereo va girando per la pista, arriva alla pista centrale.
Ci siamo. Rombo più forte. Partiamo, piano. Poi veloce, veloce, veloce, sempre di più..
Le ruote si staccano da terra. Arrivederci Palermo. A presto.

Siamo arrivate in orario a Malpensa. L'aereo per Los angeles era in ritardo di trenta minuti. Nell'attesa, io e mia cugina, siamo andate a fare colazione. Pensa un pò, chi incontro al bar dell'aereoporto. Amauri. Ochebello!!! Ricordo con piacere i suoi due anni a Palermo. Un grande giocatore, ma sopratutto un grande uomo. Era davanti a me alla cassa del bar. Non mi ero accorta di lui, solo quando il cassiere, con un accento del tutto milanese, ha detto «E' amauri lei!» Sono scattata. «Sul serio??» dico. Opps. Ho parlato troppo! Si gira. «E si..» risponde il cassiere. Amauri sorride.
«Oh. Si, non l'avevo notato.. ma lo conosco bene.. Hai..O, scusi, ha giocato a Palermo per due anni.. non l'ha dimenticato nessuno li..» sorrido, timida.
«E io non ho dimenticato Palermo. Sei di li?». Parla con me?? O accidenti, certo che parla con me!
Sorride. Sempre sorridente, non è cambiato.
«Sisi» sorrido. L'occhio mi cade all'orologio. Ho quindici minuti.« Ops.. devo sbrigarmi!»
Pago velocemente. Poi mi volto verso Amauri che è rimasto li, a mangiare un cornetto.
«Mi fa piacere averla incontrata. Le auguro buona fortuna e.. tanti gol» sorrido.
«Grazie tante, sei molto gentile!». Sorride di nuovo, quel sorriso renderebbe felice anche un depresso!
Chino il capo e scappo via, con in mano un Cornetto al cioccolato. Corri corri corriii, penso.
Arrivo da Marilena. «Finalmente, su andiamo.». Passiamo il controllo e saliamo sull'aereo. Sembra più grande di quello di prima. I sedili, sono comodi e spaziosi. Wow, che pacchia!, penso.
E qui, sento ancora un motore che romba. Stavolta, si parte sul serio e di questa piccola permanenza a Malpensa, mi resterà in mente un sorriso che mi ha reso più tranquilla e serena...


ecco qui, potete tirare di tutto vi ricordo! xDDDDDD
mille baciii *w*

andare sempre avanti.
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 13:46Quote
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bellissimaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa omj davvero scrivi davvero beneeeee cmq io sono Palermitana e sono fiera di esserlo eeheh palermo è bellissima :) continuaaaaaaaaaaaaa un bacio Valy

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CITAZIONE (@Valy@ @ 19/10/2008, 14:46)
bellissimaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa omj davvero scrivi davvero beneeeee cmq io sono Palermitana e sono fiera di esserlo eeheh palermo è bellissima :) continuaaaaaaaaaaaaa un bacio Valy

*w* davvero sei palermitana? Che forza! XDD
beh, grazie grazie comunquee :wub:
Ho già altri due capitoli pronti...però aspetto un poco XDD
Ancora grazie *w*

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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 13:51Quote
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Prima di tutto chiamami Lelle! xD

Secondo, ma tu sei matta?!?! XD
per te questo è scrivere male??

Cara, questa FF è stupenda! *_______________*
Io di solito non leggo FanFiction ma la tua, lo devo proprio dire, è stupenda!
Mi piace come scrivi!
Mi piace come racconti. Mi piace tutto!

Posta un altro capitoloooo! >_<

 
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 13:54Quote
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CITAZIONE (;Angel. @ 19/10/2008, 14:51)
Prima di tutto chiamami Lelle! xD

Secondo, ma tu sei matta?!?! XD
per te questo è scrivere male??

Cara, questa FF è stupenda! *_______________*
Io di solito non leggo FanFiction ma la tua, lo devo proprio dire, è stupenda!
Mi piace come scrivi!
Mi piace come racconti. Mi piace tutto!

Posta un altro capitoloooo! >_<

Ok lellèèè XDD
E...grazie tanteee *w*
sono contenta che ti piaccia! *w*
e grassie per i complimentii ^//^
beh, sai perchè dico che scrivo male? perchè ho sempre voti bassi in italiano nei temi..e allora ho questa convinzione XD

beh, oggi pomeriggio, dopo i compiti penso che posterò il secondo :3

andare sempre avanti.
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 13:54Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 15:10


CITAZIONE
*w* davvero sei palermitana? Che forza! XDD

si si sono palermitana eheheh è vero che è una bella città ma un po troppo sottovalutata ma cmq continuaaaaaaaaaaaaa un bacio Valy

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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 14:00Quote
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CITAZIONE (dangerous; @ 19/10/2008, 14:54)
CITAZIONE (;Angel. @ 19/10/2008, 14:51)
Prima di tutto chiamami Lelle! xD

Secondo, ma tu sei matta?!?! XD
per te questo è scrivere male??

Cara, questa FF è stupenda! *_______________*
Io di solito non leggo FanFiction ma la tua, lo devo proprio dire, è stupenda!
Mi piace come scrivi!
Mi piace come racconti. Mi piace tutto!

Posta un altro capitoloooo! >_<

Ok lellèèè XDD
E...grazie tanteee *w*
sono contenta che ti piaccia! *w*
e grassie per i complimentii ^//^
beh, sai perchè dico che scrivo male? perchè ho sempre voti bassi in italiano nei temi..e allora ho questa convinzione XD

beh, oggi pomeriggio, dopo i compiti penso che posterò il secondo :3

Pregoo! Questi complimenti te li meriti davvero! <3
Già dal prologo ho capito che la tua FF mi avrebbe già entusiasmata e coinvolta!
Non vedo l'ora di leggere il secondo! *-*

 
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 14:09Quote
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i sogni son desideri di felicità!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 13/10/2009, 17:29


scrivi in una maniera impressionante! Complimenti davvero! Io sn di bari e a volte criticano la mia città ma invece è bellissima... Ok magari nn così bella ma ha il suo fascino quindi... W BARI E W PALERMO!!!!!!!!

P.S. Pooooooooooooosta!!!!!

Rory's Signature!!!

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O MY JOE!!! (SBAVVVV!!)


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The best bros of the world!
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 14:50Quote
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grazie tante *w*
e si, w Bari e Palermo u__ù
XDDD

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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 15:04Quote
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Robertuccio xkè noi pervy ti vogliamoooooooooooooooooo

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/12/2009, 11:20


kontinuaaaaaaaaaaaaaaaa

BUOn Nataleeeee patzz
bnghvg
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 15:13Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 18/12/2009, 20:49


Bella! Bravissima! D'ora in poi farò il conto alla rovescia fino alla prossima settimana (da quel che ho capito) xD

we were the
kings and queens of promise, we were the victims of ourselves, maybe the children of a lesser god.
HUL - KEV - GiO' - TUT
 
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*GiadasStella*
CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 15:22Quote

Utente cancellato






dire ke è STUPENDA è dire poko..... 6 bravissima!!! CONTINUA PRESTO please!!
 
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 15:51Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 25/11/2009, 13:22


è veramente bella!!!!!! scrivi da dio!!! mi raccomando posta il prima possibile!!! baci marty

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Sele•
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 16:02Quote
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tiamo,tutto♥

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AAAAAAAAAAAAAA
Continua!!
Mi piace come inizio.. zizi!
Sei moooolto brava!
Conty che non cedo l' ora!

please remenber, don't surreneder // folio
s e t t e mesi con Te.

 
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CAT_IMG Posted on 19/10/2008, 17:42Quote
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Oddio *w* sono davvero tutti x me questi complimenti? ò__ò
Cielo, grazie non saprei che altro dire ragazze TwT
Ecco, visto che in tanti mi hanno chiesto, posto il secondo capitolo XD
CITAZIONE
Ke bella!!!!! sn anke kurioxa di sapere cosa signifika "J.A.J""....... Ke dire è davvero bellissima e tu scrivi benissimo!!!!!!

Carissima te lo dico subito: J.A.J. sono le iniziali di Joseph Adam Jonas :3 è molto semplice come titolo, ma mi ispirava XD non chiedetemi perchè .__.
XD adesso, spero vi piaccia il secondo >___< besos *w*

Capitolo 2 ;

“Hello Beautiful
Hows it going
I hear its wonderful
In California
I've been missin' you
Its true

But tonight, I'm gonna fly
Yeah tonight, Im gonna FLY!
Cause I could go across the world
And see everything, and never be satisfied
If I couldnt see those eyes.....”


Dormo, me ne rendo conto. Mentre dormo, sto volando in direzione america e ad accompagnarmi, non solo mia cugina, ma le note della musica che più mi piace.
Mentre sto dormendo, mi cullano le note di Hello Beautiful dei Jonas Brothers. Mi è capitato spesso di pensare a chi fosse dedicata questa canzone, come tutte le canzoni d'amore che hanno scritto. Probabilmente alla loro ragazza, ma girando per il mondo è difficile avere una relazione stabile con qualcuno. E pensandoci bene, mi capita anche di immaginare, o sognare, che questa canzone sarà un giorno dedicata a me.
Illusa, penso. Ma, purtroppo, mi è capitato spesso d illudermi, ma alla fine tutto è andato sempre bene. Riesco a sorpassare certi ostacoli, certe fasi.
«Silvietta..» mi sento toccare il braccio.
Apro lentamente gli occhi e il sole mi va dritto sul viso. «mm..eh?» dico più che altro mugugnando.
«Sono le due e mezza..tra mezzora atterriamo..siamo..» Non lascio il tempo materiale a mia cugina di finire la frase.
«In California!»dico alzando la voce e scattando in avanti. Una serie di “Shh” arrivano alle mie orecchie.
«Ops..emh, in california?» dico sussurrando. «Si, in california..però la prossima volta, non urlare Silviù» sorride mia cugina e torna ad ascoltare musica e a leggere il suo bel libro.
Sorrido e mi rimetto ben seduta sul sedile. Mi sposto un poco per guardare dal finestrino.
«California..» dico con un gran sorriso sulle labbra. Case, distese di verde e sabbia e, sopratutto, verso destra L'oceano.
Non vedo l'ora di scendere da questo aereo, vedere tutto più da vicino e toccare terra!, pensai.
Più che altro toccare terra, perchè una turbolenza leggera scosse l'aereo. Chiusi gli occhi e mi attaccai subito ai braccioli del sedile così forte, che non mi resi conto che uno dei braccioli, in realtà, era il braccio di mia cugina.
«Silvia..il mio, emh, il mio braccio..lo stai premendo troppo» mi fece notare mia cugina. Aprii un occhio.
«Oh. Scusami, sai..ho-ho paura dell'aereo e ..le t-turbolenze mi spaventano. Oh, emh, scusa» lasciai il braccio e le diedi un colpetto su di esso. «Tuutto okay, pulito pulito» dissi facendo un sorriso alla deficiente.
Marilena mi guardò perplessa, quasi un poco spaesata:«Cugina, ma stai bene?»
«Eh? Io? Ossì, si, tranquilla..» dissi, tornando all'Mp3 e a guardare fuori dal finestrino.
Figuradelcazzo,Figuradelcazzo, mi ripetevo in testa. Che sono pazza ci sta, ma pure fare cosi, mi sono giocata la fiducia di marilena, pensavo, Ora penserà che farò figure del cazzo tutti i giorni e cosi non mi farà più uscire di casa e..
La voce del comandante interruppe i miei pensieri poco normali.
“Signori e Signori l'aereo atterrerà tra quindici minuti, tenete le cinture allacciate” ha ripetuto la voce.
Riprendo i braccioli e chiudo gli occhi. Atterraggio e decollo sono sempre un trauma per me. Non posso farci proprio niente.
Fortunatamente, l'atterraggio è stato perfetto. Ho sentito un buco nello stomaco quando le ruote hanno toccato terra. Non so se è stato per la solita paura dell'atterraggio, oppure per l'emozione di essere finalmente atterrata in California. Entrambe, probabilmente. :)

Ho chiamato tutti e stiamo ancora aspettando i bagagli. Non da molto, circa dieci minuti. Ho chiamato casa e detto che ero atterrata, per sentirci se ne parlerà domani. Poi ho chiamato alcune amiche, per far sapere che ero arrivata e che qui c'era il fuso e di regolarsi per chiamare. Aspettando i bagagli ho pensato di chiamare Val e far sapere anche a lei che ero arrivata. «Vado a chiamare una mia amica, Mari» dico. «Un altra? E quante amiche hai?» mi chiede con voce sorpresa.
«Ah ah, non tante..solo un pochino..» dico, strizzando l'occhio e mi allontano.

«Pronto?»
«VAAAL!, sono arrivata!» urlo al telefono.
«Siiiil! Sei arrivata a LA?»
«Si! California, baby!»
«Fantastico! Mi manchi già però..»
«Lo so Val, lo so...» risposi, triste.
«Susu, dai! Non deprimiamoci, sei in California ora ed io in Germania, ma ci sentiremo comunque..»
«Giusto! E a proposito, ricordati che c'è il fuso!» risi.
«Certo! Penso di ricordarlo..comunque, fammi sapere gli orari delle lezioni..»
«Inizio tra una settima, il tempo c'è..non ti preoccupare. Ora però, devo andare..sono arrivati i bagagli»
«Occhei..beh, secondo il fuso, buona giornata tesò!»
«E a te buona notte! Ci sentiamo domani..ciao!».

Marilena mi faceva segno che i bagagli erano arrivati, cosi la raggiunsi.
Prendo i miei bagagli, due grandi valigie e, Marilena, prende le sue, che sono addirittura 3.
«Come sempre, non ti risparmi con le valigie..» scherzo.
«Pensa che lo zio mi ha portato gli altri vestiti quando è andato a far sistemare la casa e..». La interruppi: «Casa!? Non starò al college?» chiedo stupita. «No, anche se sei straniera. Abbiamo detto che c'ero io come tutore e allora, potrai stare con me. Lo zio ha comprato una casa vicino l'oceano e l'università, un quartiere piuttosto appartato.»dice.
«No, davvero? Ma, me lo poteva dire lo zio, avremmo dato parte dei soldi..» stavolta è stata lei ad interrompermi.
«Esattamente lo stesso discorso che hanno fatto i tuoi e i nonni quando lo zio glielo ha detto..Sei proprio tutta Geraci tu!» ride.
«Certo, mi chiamo Geraci di cognome» le faccio la linguaccia. «E comunque, non preoccuparti- continuò – è tutto ok! I soldi, non mi servono però, mi sa che dovrai lavorare nei week-end per ammucchiare qualcosina».
«Va bene, Ovvio. Ah, ma la mia chitarra?? Sai se è già arrivata??» chiedo speranzosa.
«Umh..non so, può darsi..» rispose vaga. Il suo tono di voce mi incuriosì:« Lo sai invece. Dimmi, è arrivata o no?», ero un tantino preoccupata era costata i miei soldi del compleanno e di natale quella chitarra nuova, doveva per forza essere arrivata! Mia cugina però, rispose di nuove un po' vaga: «Appena arriviamo lo vedrai..».
«Come vuoi, però sappi che mi preoccupano queste tue risposte vaghe!» le dissi salendo sul taxi.
Marilena sorrise e diede al tassista l'indirizzo della mia, anzi, nostra nuova casa.

Guardai fuori dal finestrino per tutto il tragitto Aeroporto-Casa. Quello che avevo visto dall'aereo, cioè le case giganti e le distese di sabbia, le vedevo più da vicino e sembravano ancora più belle di prima. Chissà come sarà la casa, penso. Mi iniziai a fare tante fantasie, sulla casa, su come sarebbe stato andare all'università e persino come sarebbe stato lavorare nel week-end. Marilena ha detto che, in questa settimana di tempo prima che inizino i corsi, mi accompagnerà per Los angeles. Andremo a cercare il mio lavoro, mi farà vedere la strada per arrivare all'università e la scuola dove andrà ad insegnare chissà avessi problemi e dovessi raggiungerla li. Per parte del tragitto parlammo di questo.
Ad un certo punto, sentì frenare il taxi. «Siete arrivate signorine» disse il tassita. Ecco, la prima persona che sento parlare in americano. Iniziamo bene, se capisco il tassista già va bene!, penso. Prendiamo i bagagli, Marilena paga il tassista e io osservo tutte le case intorno.
«Grazie, arrivederci.» dice mia cugina al tassista. «Silvietta, perchè ti guardi intorno?» mi chiede.
«Eh?..Oh, sai, vorrei capire dov'è che andremo ad abitare. Qual è?» chiedo.
Mia cugina indica qualcosa dietro di me. Mi volto ed eccola, la mia casetta. E' una di quelle case in periferia con giardino e cose varie, ma non gigantesca come altre, giusta per noi 2. «Wao.» dico. E' di un bel color crema, che alla luce del sole risulta piuttosto carino e dolce. Vedo un piccolo portico e il piano di sopra. Inizio a correre verso l'entrata:«Wiiiiii! Entriamooo!!!! Sono arrivata americaaaa!!!» urlo, ovviamente in italiano, per non farmi capire.
«Ei, ei Calma! Vuoi farti odiare già dai vicini?». Ecco, primo errore: Urlare in mezzo al giardino. Prendo nota nel mio cervello. Spero ci entrino tutte le brutte figure nel mio cervellino, penso.
«Sorry» dico, sorridendo.
Mia cugina scuote la testa e mi raggiunge. «Guarda un po', anche un altalena. E blu! Wow!!» dico girando per il portico.
«Si, certo, ma aiutami, prendi le chiavi dal beauty..» mi dice. Cerco le chiavi e le porgo a marilena.
Apre la porta: «Benvenuta a casa, cugina!» mi dice.
«ACCIDENTI!!!» urlo.
E' davvero bella all'interno. Entrando c'è un piccolo ingresso, con un mobiletto, uno specchio al muro e un attaccapanni a destra; mi dirigo lungo il corridoio, che a destra porta alla cucina, grande con un piano al centro e il tavolo da pranzo difronte ad esso; a sinistra invece, c'è la scala che porta al secondo piano.
«E un salottino?» chiedo a mia cugina. Mi indica alla mia sinistra. Proprio accanto alla” cucina- sala da pranzo”, c'è il salottino, con un divano la televisione e un grande finestra che da sul giardino. «Bello..» dico, quasi senza fiato.
«E non hai visto il giardino!». Mi porta in cucina, dove c'è una porta-finestra, che porta al giardino. Limitato da uno steccato bianco, è tutto un verde. Per l'erba. C'è un tavolo, a sinistra, con una panchinetta e delle sedie.
«E'..davvero, fantastico! Ora, si va sopra!» dico.
«No, aspetta!..C'è una cosa che ti devo fare vedere» mi dice, bloccandomi per il braccio.
«Emh, cosa?» chiedo. «Seguimi..» dice.
Ai piedi della scala c'è una porta. Sopra di essa c'è scritto “ Sil's World”. «c-cosa..è?» chiedo un poco emozionata.
«Entra..e vedi» dice mia cugina con un ghigno sul viso.
Mi avvicino piano piano alla porta, poggio la mano sulla maniglia, la giro. Entrando mi si illuminano gli occhi.
«ODDIO!!!!!!!!!!». Era una camera tutta sui toni del celeste e del blu, con dentro la mia chitarra classica e una chitarra Elettrica blu e bianca. C'era pure un computer. «Una chitarra elettrica!!! Magnificoo!!!!» mi metto a saltare come una scema. «Si! E la stanza è insonorizzata, il pc ha un programma che serve a registrare e modificare le canzoni.. La tua mamma, mi ha detto che fai sempre sognato un tuo piccolo mondo dove suonare..Allora, questo è il mio regalo di benvenuto. Mio, dei nonni, dei tuoi genitori..di tutti..» mi dice.
Questa volta, anche se è per la felicità, mi metto a piangere. Corro verso mia cugina e l'abbraccio come mai prima.
«Grazie..per tutto..non.. non sarei ..qui..senza il tuo aiuto..quello di tutti..e.. grazie davvero!» singhiozzo. Marilena mi stringe forte, credo che abbia capito la mia emozione, che era felicità. Una felicità cosi forte da farmi piangere.
Non riuscivo a smettere, era troppo bello. Avevo sempre desiderato una sala cosi. Tutta per me e la musica.
«Ehi, ehi. Non piangere. Sono contenta che ti piaccia però!».
«Non riesco a non piangere..». Accenno un sorriso.
«Dai su, ti rimane la stanza da vedere..con un tuo bagno personale!!!» dice mia cugina.
«Seriamente???». Marilena annuisce. «Avrò un bagno tutto mio, yeah, yeah, yeah!» mi metto a ballare e canticchiare.
«Vedo che le lacrime sono sparite!» dice mia cugina al mio balletto improvvisato.
«Se mi preferisci piagnucolosa va bene. Sai, non ci metto nient..» rispondo, ma mi interrompe sgranando gli occhi.
«Nono no! Preferisco i balletti improvvisati!» dice e scoppiamo a ridere.

La mia stanza è sempre sui toni del celeste, però i muri sono pieni di poster. Mio zio aveva già provveduto ad attaccarmi foto dei miei gruppi preferiti. Ma c'era un parete vicino all'armadio, che mi piaceva più di tutti: c'era un grande plexiglas con le foto insieme ai miei genitori e ai miei amici. Sopra c'era una scritta “The wall of Family and Friends”. Era meraviglioso, davvero. In quel modo, avrei avuto tutti sempre vicini, anche se in foto.

Feci una foto alla casa e alle stanze, che mandai poi via e- mail a tutti gli amici.
Sistemai tutti i vestiti, tutti i miei oggetti personali e si fecero le 7 di sera. La finestra della mia stanza si affacciava verso il giardino davanti casa. Si vedevano le case difronte e il grande viale che ci divideva dai vicini. Era proprio come pensavo, strano, ma vero.

L'ora di cena, era prevista per le sette e trenta. Mia cugina, era abituata a mangiare a quest'ora e allora mi dovevo abituare anche io. Avevamo i turni per cucinare, portare fuori la spazzatura e pulire la casa. Questa era la parte meno divertente di tutta la storia. Per cena, abbiamo ordinato una pizza. La pizza italiana è molto meglio, ma quella americana non è malaccio. Alle otto e mezzo avevamo già finito, allora mia cugina volle finire di sistemarsi le cose. Io non sapevo che fare, perchè avevo già finito di sistemare ogni cosa.
Alche, guardando fuori verso il giardino, mi venne un lampo di genio. «Posso uscire e arrivare fino all'incrocio infondo alla strada. Giuro che torno e non mi perdo..» dissi a mia cugina. Erano già le nove quando ebbi quest'idea e mia cugina non era cosi sicura. «Ti prego..per le nove e mezzo sono qui..dai, è per ambientarmi..» cerco di convincerla.
Sospira: «Va bene, ma alle nove e mezzo voglio sentire il campanello..». Hip!, pensai.
«Certo!» prendo al volo una felpa, chissà ci fosse stato freddo e scendo di corsa le scale.

Esco. Il vialone è tutto illuminato dalla luce dei lampioni. La felpa l'attacco ai fianchi, non fa freddo ancora.
Decido di percorrere tutto il marciapiede fino all'incrocio, distante solo qualche metro, poi sarei tornata indietro. Cammino lentamente, non mi va di rientrare troppo presto. Inizio a guardarmi intorno e vedo luci accese nelle case, da entrambi i lati della strada. Alzo la testa al cielo, ma le stelle non si vedono: troppa luce. Non si vede neanche la luna. Inizio a contare i miei passi, perché mi accorgo di essere quasi arrivata alla fine della strada. 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15..mi passa un gatto vicina, gli sorrido. Lui scappa. «Non gli faccio simpatia..» dico. Torno a contare da quindici, non mi sono mossa. ...16,17,18,19,20,21,22,23,24,25.. Mi blocco. Alle mie orecchie arriva un melodia. Da un piano, ne sono certa. Mi giro prima verso la casa che c'è sul mio stesso lato, ma non viene da li. La melodia cresce, allora, capisco che è dall'altro lato che viene. C'è una casa, simile alla mia, ma più grande, molto più grande. Osservo tutti i dettagli della casa sotto le note di quella melodia. Pensandoci, mi è nuova. Non la conosco, deve essere qualcuno che suona qualcosa di suo, penso.
Guardo l'orologio: sono le nove dieci, posso benissimo vedere chi è che suona, penso. Allora, guardo a destra, a sinistra. Nessuno per strada, cosi, passo. Da una stanza, a piano terra arriva una luce. Mi avvicino. C'è lo steccato e allora, per non farmi vedere, mi metto nascondo li dietro. Mi alzo piano piano, senza fare rumore. Vedo il piano dal quale viene la melodia. E c'è qualcuno, seduto li, che suona. Mi sposto un po', non vedo bene.
Spostandomi, vedo un chioma riccioluta. «E' riccio, o riccia che sia..come me..». Mi continuo a spostare.
Smette di suonare. Alzo subito la testa. Che mi abbia vista e ha smesso di suonare..o no, penso. Decido di alzarmi, inutile nascondersi dietro lo steccato. Alzandomi, vedo che è un ragazzo. E' fermo, con le mani sui tasti del piano. E' un lui. «Poverino..sembra, triste..oppure non sa come continuare, ma era davvero bella..» sussurro. Ma il ragazzo, riprende a suonare. Stavolta, dopo una battuta di note, inizia anche a cantare. Mi accorgo perché una delle ante del balcone è aperto.

“ All that I want is just to find a friend.
I don't wanna be alone,
I don't want false friends,
that they just seek me for my APPARENCE.
I want a friend, a REAL friend...”

“Quello che voglio è soltanto trovare un amico.
Non voglio essere solo,
non voglio amici falsi,
che mi cercano solo per la mia IMMAGINE.
Voglio un amico, un VERO amico..”





Un lieve sorriso spunta sulle sue labbra. E spunta anche sulle mie.
«Che belle parole..» dico. Pensando di aver parlato a voce alta mi metto una mano sulla bocca. Accidenti, se mi ha sentita?!, penso preoccupata. Ma noto che non si è neanche accorto di me, perché continua a suonare.
“I don't wanna more,
no, no.
I would be appreciate,
for the real myself,
But you don't understand it
and now, you lose me...”

“ Non voglio tanto,
no, no.
Vorrei essere apprezzato,
per il vero me stesso,
soltanto che tu non l'hai capito
e adesso, mi hai perso...”



Si ferma di nuovo, come poco fa. Questa volta noto la sua tristezza. Non so perchè, ma sento che le sue parole sono vere, reali come dire...personali. Lo fisso, rimango li come una scema, a fissarlo.
Ad un certo punto si volta, verso la strada, proprio dove sono io. Cazzo!, penso. Sgrano gli occhi e rimango li, immobile.
Che faccio, che faccioo?, penso. Il ragazzo fa per alzarsi dalla panca del piano.
Io faccio un passo indietro. Devo andarmene, penso.
Nello stesso istante in cui lui fa un passo verso l'uscita, mi volto e mi dirigo verso casa.
Figura del cazzo figura del cazzo!, penso. Il mio passo è veloce, quasi corro. Nel frattempo, penso: «Bene, ricordati di non tornare mai più da queste parti Sil, ti sei giocata il primo vicino..accidenti, che figura del cazzo che c'ho fatto!..chissà cosa pensa e adess...» penso, ma i miei pensieri vengono interrotti da una mano che sento posare sul mio braccio.
Mi immobilizzò. Non mi muovo neanche di un millimetro. E' lui, lo so. Non faccio niete.
Ed è lui, ha dire qualcosa: «Emh..io, non volevo prenderti il braccio..scusami..» e lo lascia di botto.
Questa voce, l'ho già sentita. Mi è familiare ma perché ?
Faccio un respiro profondo. Conto, 1,2,3, e mi volto. Nella mia testa devo focalizzare chi ho davanti. E' un riccio che conosco. Lo conosco per le mille canzoni che ha scritto, i mille concerti che ha fatto e per il problema che si porta dietro.
O cazzo, penso.
Davanti a me ho Nick Jonas e tutto mi sembra cosi assurdo, ma anche cosi bello.
«No, non..ti preoccupare, anzi è colpa mia..stavi suonando e io ti ho interrotto. Perdonami..» dico d'un fiato. Sto per voltarmi ma mi ferma di nuovo, stavolta con le parole.
«O no no, non intendevo questo cioè..Pensavo fossi ecco..» è un po' a disagio.
«No..cioè, si. Però, non sapevo neanche che eri tu..» dico. Accidenti..
Mi sorride. «Allora, non mi avevi riconosciuto?» chiede più tranquillo. Improvvisamente, mi sento come se lo conoscessi da sempre, come se stessi parlando con un amico. Sono più rilassata e sento che anche lui lo è.
«E no..non vedo proprio benissimo, sai» rido. Inizia a ridere anche lui.
«Carina questa..» mi porge la mano destra:«Piacere, Nick». Avvicino la mia mano e gliela stringo. «Io sono Silvia».
Da qui, ha inizio il totale cambiamento della mia vita...

andare sempre avanti.
©|pfolio|sìs♥|tesor♥|

 
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