Oddio *w* sono davvero tutti x me questi complimenti? ò__ò
Cielo, grazie non saprei che altro dire ragazze TwT
Ecco, visto che in tanti mi hanno chiesto, posto il secondo capitolo XD
CITAZIONE
Ke bella!!!!! sn anke kurioxa di sapere cosa signifika "J.A.J""....... Ke dire è davvero bellissima e tu scrivi benissimo!!!!!!
Carissima te lo dico subito: J.A.J. sono le iniziali di Joseph Adam Jonas :3 è molto semplice come titolo, ma mi ispirava XD non chiedetemi perchè .__.
XD adesso, spero vi piaccia il secondo >___< besos *w*
Capitolo 2 ; “Hello Beautiful
Hows it going
I hear its wonderful
In California
I've been missin' you
Its true
But tonight, I'm gonna fly
Yeah tonight, Im gonna FLY!
Cause I could go across the world
And see everything, and never be satisfied
If I couldnt see those eyes.....” Dormo, me ne rendo conto. Mentre dormo, sto volando in direzione america e ad accompagnarmi, non solo mia cugina, ma le note della musica che più mi piace.
Mentre sto dormendo, mi cullano le note di Hello Beautiful dei Jonas Brothers. Mi è capitato spesso di pensare a chi fosse dedicata questa canzone, come tutte le canzoni d'amore che hanno scritto. Probabilmente alla loro ragazza, ma girando per il mondo è difficile avere una relazione stabile con qualcuno. E pensandoci bene, mi capita anche di immaginare, o sognare, che questa canzone sarà un giorno dedicata a me.
Illusa, penso. Ma, purtroppo, mi è capitato spesso d illudermi, ma alla fine tutto è andato sempre bene. Riesco a sorpassare certi ostacoli, certe fasi.
«Silvietta..» mi sento toccare il braccio.
Apro lentamente gli occhi e il sole mi va dritto sul viso. «mm..eh?» dico più che altro mugugnando.
«Sono le due e mezza..tra mezzora atterriamo..siamo..» Non lascio il tempo materiale a mia cugina di finire la frase.
«In California!»dico alzando la voce e scattando in avanti. Una serie di “Shh” arrivano alle mie orecchie.
«Ops..emh, in california?» dico sussurrando. «Si, in california..però la prossima volta, non urlare Silviù» sorride mia cugina e torna ad ascoltare musica e a leggere il suo bel libro.
Sorrido e mi rimetto ben seduta sul sedile. Mi sposto un poco per guardare dal finestrino.
«California..» dico con un gran sorriso sulle labbra. Case, distese di verde e sabbia e, sopratutto, verso destra L'oceano.
Non vedo l'ora di scendere da questo aereo, vedere tutto più da vicino e toccare terra!, pensai.
Più che altro toccare terra, perchè una turbolenza leggera scosse l'aereo. Chiusi gli occhi e mi attaccai subito ai braccioli del sedile così forte, che non mi resi conto che uno dei braccioli, in realtà, era il braccio di mia cugina.
«Silvia..il mio, emh, il mio braccio..lo stai premendo troppo» mi fece notare mia cugina. Aprii un occhio.
«Oh. Scusami, sai..ho-ho paura dell'aereo e ..le t-turbolenze mi spaventano. Oh, emh, scusa» lasciai il braccio e le diedi un colpetto su di esso. «Tuutto okay, pulito pulito» dissi facendo un sorriso alla deficiente.
Marilena mi guardò perplessa, quasi un poco spaesata:«Cugina, ma stai bene?»
«Eh? Io? Ossì, si, tranquilla..» dissi, tornando all'Mp3 e a guardare fuori dal finestrino.
Figuradelcazzo,Figuradelcazzo, mi ripetevo in testa. Che sono pazza ci sta, ma pure fare cosi, mi sono giocata la fiducia di marilena, pensavo, Ora penserà che farò figure del cazzo tutti i giorni e cosi non mi farà più uscire di casa e..
La voce del comandante interruppe i miei pensieri poco normali.
“Signori e Signori l'aereo atterrerà tra quindici minuti, tenete le cinture allacciate” ha ripetuto la voce.
Riprendo i braccioli e chiudo gli occhi. Atterraggio e decollo sono sempre un trauma per me. Non posso farci proprio niente.
Fortunatamente, l'atterraggio è stato perfetto. Ho sentito un buco nello stomaco quando le ruote hanno toccato terra. Non so se è stato per la solita paura dell'atterraggio, oppure per l'emozione di essere finalmente atterrata in California. Entrambe, probabilmente.

Ho chiamato tutti e stiamo ancora aspettando i bagagli. Non da molto, circa dieci minuti. Ho chiamato casa e detto che ero atterrata, per sentirci se ne parlerà domani. Poi ho chiamato alcune amiche, per far sapere che ero arrivata e che qui c'era il fuso e di regolarsi per chiamare. Aspettando i bagagli ho pensato di chiamare Val e far sapere anche a lei che ero arrivata. «Vado a chiamare una mia amica, Mari» dico. «Un altra? E quante amiche hai?» mi chiede con voce sorpresa.
«Ah ah, non tante..solo un pochino..» dico, strizzando l'occhio e mi allontano.
«Pronto?»
«VAAAL!, sono arrivata!» urlo al telefono.
«Siiiil! Sei arrivata a LA?»
«Si! California, baby!»
«Fantastico! Mi manchi già però..»
«Lo so Val, lo so...» risposi, triste.
«Susu, dai! Non deprimiamoci, sei in California ora ed io in Germania, ma ci sentiremo comunque..»
«Giusto! E a proposito, ricordati che c'è il fuso!» risi.
«Certo! Penso di ricordarlo..comunque, fammi sapere gli orari delle lezioni..»
«Inizio tra una settima, il tempo c'è..non ti preoccupare. Ora però, devo andare..sono arrivati i bagagli»
«Occhei..beh, secondo il fuso, buona giornata tesò!»
«E a te buona notte! Ci sentiamo domani..ciao!».
Marilena mi faceva segno che i bagagli erano arrivati, cosi la raggiunsi.
Prendo i miei bagagli, due grandi valigie e, Marilena, prende le sue, che sono addirittura 3.
«Come sempre, non ti risparmi con le valigie..» scherzo.
«Pensa che lo zio mi ha portato gli altri vestiti quando è andato a far sistemare la casa e..». La interruppi: «Casa!? Non starò al college?» chiedo stupita. «No, anche se sei straniera. Abbiamo detto che c'ero io come tutore e allora, potrai stare con me. Lo zio ha comprato una casa vicino l'oceano e l'università, un quartiere piuttosto appartato.»dice.
«No, davvero? Ma, me lo poteva dire lo zio, avremmo dato parte dei soldi..» stavolta è stata lei ad interrompermi.
«Esattamente lo stesso discorso che hanno fatto i tuoi e i nonni quando lo zio glielo ha detto..Sei proprio tutta Geraci tu!» ride.
«Certo, mi chiamo Geraci di cognome» le faccio la linguaccia. «E comunque, non preoccuparti- continuò – è tutto ok! I soldi, non mi servono però, mi sa che dovrai lavorare nei week-end per ammucchiare qualcosina».
«Va bene, Ovvio. Ah, ma la mia chitarra?? Sai se è già arrivata??» chiedo speranzosa.
«Umh..non so, può darsi..» rispose vaga. Il suo tono di voce mi incuriosì:« Lo sai invece. Dimmi, è arrivata o no?», ero un tantino preoccupata era costata i miei soldi del compleanno e di natale quella chitarra nuova, doveva per forza essere arrivata! Mia cugina però, rispose di nuove un po' vaga: «Appena arriviamo lo vedrai..».
«Come vuoi, però sappi che mi preoccupano queste tue risposte vaghe!» le dissi salendo sul taxi.
Marilena sorrise e diede al tassista l'indirizzo della mia, anzi, nostra nuova casa.
Guardai fuori dal finestrino per tutto il tragitto Aeroporto-Casa. Quello che avevo visto dall'aereo, cioè le case giganti e le distese di sabbia, le vedevo più da vicino e sembravano ancora più belle di prima. Chissà come sarà la casa, penso. Mi iniziai a fare tante fantasie, sulla casa, su come sarebbe stato andare all'università e persino come sarebbe stato lavorare nel week-end. Marilena ha detto che, in questa settimana di tempo prima che inizino i corsi, mi accompagnerà per Los angeles. Andremo a cercare il mio lavoro, mi farà vedere la strada per arrivare all'università e la scuola dove andrà ad insegnare chissà avessi problemi e dovessi raggiungerla li. Per parte del tragitto parlammo di questo.
Ad un certo punto, sentì frenare il taxi. «Siete arrivate signorine» disse il tassita. Ecco, la prima persona che sento parlare in americano. Iniziamo bene, se capisco il tassista già va bene!, penso. Prendiamo i bagagli, Marilena paga il tassista e io osservo tutte le case intorno.
«Grazie, arrivederci.» dice mia cugina al tassista. «Silvietta, perchè ti guardi intorno?» mi chiede.
«Eh?..Oh, sai, vorrei capire dov'è che andremo ad abitare. Qual è?» chiedo.
Mia cugina indica qualcosa dietro di me. Mi volto ed eccola, la mia casetta. E' una di quelle case in periferia con giardino e cose varie, ma non gigantesca come altre, giusta per noi 2. «Wao.» dico. E' di un bel color crema, che alla luce del sole risulta piuttosto carino e dolce. Vedo un piccolo portico e il piano di sopra. Inizio a correre verso l'entrata:«Wiiiiii! Entriamooo!!!! Sono arrivata americaaaa!!!» urlo, ovviamente in italiano, per non farmi capire.
«Ei, ei Calma! Vuoi farti odiare già dai vicini?». Ecco, primo errore: Urlare in mezzo al giardino. Prendo nota nel mio cervello. Spero ci entrino tutte le brutte figure nel mio cervellino, penso.
«Sorry» dico, sorridendo.
Mia cugina scuote la testa e mi raggiunge. «Guarda un po', anche un altalena. E blu! Wow!!» dico girando per il portico.
«Si, certo, ma aiutami, prendi le chiavi dal beauty..» mi dice. Cerco le chiavi e le porgo a marilena.
Apre la porta: «Benvenuta a casa, cugina!» mi dice.
«ACCIDENTI!!!» urlo.
E' davvero bella all'interno. Entrando c'è un piccolo ingresso, con un mobiletto, uno specchio al muro e un attaccapanni a destra; mi dirigo lungo il corridoio, che a destra porta alla cucina, grande con un piano al centro e il tavolo da pranzo difronte ad esso; a sinistra invece, c'è la scala che porta al secondo piano.
«E un salottino?» chiedo a mia cugina. Mi indica alla mia sinistra. Proprio accanto alla” cucina- sala da pranzo”, c'è il salottino, con un divano la televisione e un grande finestra che da sul giardino. «Bello..» dico, quasi senza fiato.
«E non hai visto il giardino!». Mi porta in cucina, dove c'è una porta-finestra, che porta al giardino. Limitato da uno steccato bianco, è tutto un verde. Per l'erba. C'è un tavolo, a sinistra, con una panchinetta e delle sedie.
«E'..davvero, fantastico! Ora, si va sopra!» dico.
«No, aspetta!..C'è una cosa che ti devo fare vedere» mi dice, bloccandomi per il braccio.
«Emh, cosa?» chiedo. «Seguimi..» dice.
Ai piedi della scala c'è una porta. Sopra di essa c'è scritto “ Sil's World”. «c-cosa..è?» chiedo un poco emozionata.
«Entra..e vedi» dice mia cugina con un ghigno sul viso.
Mi avvicino piano piano alla porta, poggio la mano sulla maniglia, la giro. Entrando mi si illuminano gli occhi.
«ODDIO!!!!!!!!!!». Era una camera tutta sui toni del celeste e del blu, con dentro la mia chitarra classica e una chitarra Elettrica blu e bianca. C'era pure un computer. «Una chitarra elettrica!!! Magnificoo!!!!» mi metto a saltare come una scema. «Si! E la stanza è insonorizzata, il pc ha un programma che serve a registrare e modificare le canzoni.. La tua mamma, mi ha detto che fai sempre sognato un tuo piccolo mondo dove suonare..Allora, questo è il mio regalo di benvenuto. Mio, dei nonni, dei tuoi genitori..di tutti..» mi dice.
Questa volta, anche se è per la felicità, mi metto a piangere. Corro verso mia cugina e l'abbraccio come mai prima.
«Grazie..per tutto..non.. non sarei ..qui..senza il tuo aiuto..quello di tutti..e.. grazie davvero!» singhiozzo. Marilena mi stringe forte, credo che abbia capito la mia emozione, che era felicità. Una felicità cosi forte da farmi piangere.
Non riuscivo a smettere, era troppo bello. Avevo sempre desiderato una sala cosi. Tutta per me e la musica.
«Ehi, ehi. Non piangere. Sono contenta che ti piaccia però!».
«Non riesco a non piangere..». Accenno un sorriso.
«Dai su, ti rimane la stanza da vedere..con un tuo bagno personale!!!» dice mia cugina.
«Seriamente???». Marilena annuisce. «Avrò un bagno tutto mio, yeah, yeah, yeah!» mi metto a ballare e canticchiare.
«Vedo che le lacrime sono sparite!» dice mia cugina al mio balletto improvvisato.
«Se mi preferisci piagnucolosa va bene. Sai, non ci metto nient..» rispondo, ma mi interrompe sgranando gli occhi.
«Nono no! Preferisco i balletti improvvisati!» dice e scoppiamo a ridere.
La mia stanza è sempre sui toni del celeste, però i muri sono pieni di poster. Mio zio aveva già provveduto ad attaccarmi foto dei miei gruppi preferiti. Ma c'era un parete vicino all'armadio, che mi piaceva più di tutti: c'era un grande plexiglas con le foto insieme ai miei genitori e ai miei amici. Sopra c'era una scritta “The wall of Family and Friends”. Era meraviglioso, davvero. In quel modo, avrei avuto tutti sempre vicini, anche se in foto.
Feci una foto alla casa e alle stanze, che mandai poi via e- mail a tutti gli amici.
Sistemai tutti i vestiti, tutti i miei oggetti personali e si fecero le 7 di sera. La finestra della mia stanza si affacciava verso il giardino davanti casa. Si vedevano le case difronte e il grande viale che ci divideva dai vicini. Era proprio come pensavo, strano, ma vero.
L'ora di cena, era prevista per le sette e trenta. Mia cugina, era abituata a mangiare a quest'ora e allora mi dovevo abituare anche io. Avevamo i turni per cucinare, portare fuori la spazzatura e pulire la casa. Questa era la parte meno divertente di tutta la storia. Per cena, abbiamo ordinato una pizza. La pizza italiana è molto meglio, ma quella americana non è malaccio. Alle otto e mezzo avevamo già finito, allora mia cugina volle finire di sistemarsi le cose. Io non sapevo che fare, perchè avevo già finito di sistemare ogni cosa.
Alche, guardando fuori verso il giardino, mi venne un lampo di genio. «Posso uscire e arrivare fino all'incrocio infondo alla strada. Giuro che torno e non mi perdo..» dissi a mia cugina. Erano già le nove quando ebbi quest'idea e mia cugina non era cosi sicura. «Ti prego..per le nove e mezzo sono qui..dai, è per ambientarmi..» cerco di convincerla.
Sospira: «Va bene, ma alle nove e mezzo voglio sentire il campanello..». Hip!, pensai.
«Certo!» prendo al volo una felpa, chissà ci fosse stato freddo e scendo di corsa le scale.
Esco. Il vialone è tutto illuminato dalla luce dei lampioni. La felpa l'attacco ai fianchi, non fa freddo ancora.
Decido di percorrere tutto il marciapiede fino all'incrocio, distante solo qualche metro, poi sarei tornata indietro. Cammino lentamente, non mi va di rientrare troppo presto. Inizio a guardarmi intorno e vedo luci accese nelle case, da entrambi i lati della strada. Alzo la testa al cielo, ma le stelle non si vedono: troppa luce. Non si vede neanche la luna. Inizio a contare i miei passi, perché mi accorgo di essere quasi arrivata alla fine della strada. 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15..mi passa un gatto vicina, gli sorrido. Lui scappa. «Non gli faccio simpatia..» dico. Torno a contare da quindici, non mi sono mossa. ...16,17,18,19,20,21,22,23,24,25.. Mi blocco. Alle mie orecchie arriva un melodia. Da un piano, ne sono certa. Mi giro prima verso la casa che c'è sul mio stesso lato, ma non viene da li. La melodia cresce, allora, capisco che è dall'altro lato che viene. C'è una casa, simile alla mia, ma più grande, molto più grande. Osservo tutti i dettagli della casa sotto le note di quella melodia. Pensandoci, mi è nuova. Non la conosco, deve essere qualcuno che suona qualcosa di suo, penso.
Guardo l'orologio: sono le nove dieci, posso benissimo vedere chi è che suona, penso. Allora, guardo a destra, a sinistra. Nessuno per strada, cosi, passo. Da una stanza, a piano terra arriva una luce. Mi avvicino. C'è lo steccato e allora, per non farmi vedere, mi metto nascondo li dietro. Mi alzo piano piano, senza fare rumore. Vedo il piano dal quale viene la melodia. E c'è qualcuno, seduto li, che suona. Mi sposto un po', non vedo bene.
Spostandomi, vedo un chioma riccioluta. «E' riccio, o riccia che sia..come me..». Mi continuo a spostare.
Smette di suonare. Alzo subito la testa. Che mi abbia vista e ha smesso di suonare..o no, penso. Decido di alzarmi, inutile nascondersi dietro lo steccato. Alzandomi, vedo che è un ragazzo. E' fermo, con le mani sui tasti del piano. E' un lui. «Poverino..sembra, triste..oppure non sa come continuare, ma era davvero bella..» sussurro. Ma il ragazzo, riprende a suonare. Stavolta, dopo una battuta di note, inizia anche a cantare. Mi accorgo perché una delle ante del balcone è aperto.
“ All that I want is just to find a friend.
I don't wanna be alone,
I don't want false friends,
that they just seek me for my APPARENCE.
I want a friend, a REAL friend...”
“Quello che voglio è soltanto trovare un amico.
Non voglio essere solo,
non voglio amici falsi,
che mi cercano solo per la mia IMMAGINE.
Voglio un amico, un VERO amico..”
Un lieve sorriso spunta sulle sue labbra. E spunta anche sulle mie.
«Che belle parole..» dico. Pensando di aver parlato a voce alta mi metto una mano sulla bocca. Accidenti, se mi ha sentita?!, penso preoccupata. Ma noto che non si è neanche accorto di me, perché continua a suonare.
“I don't wanna more,
no, no.
I would be appreciate,
for the real myself,
But you don't understand it
and now, you lose me...”
“ Non voglio tanto,
no, no.
Vorrei essere apprezzato,
per il vero me stesso,
soltanto che tu non l'hai capito
e adesso, mi hai perso...”
Si ferma di nuovo, come poco fa. Questa volta noto la sua tristezza. Non so perchè, ma sento che le sue parole sono vere, reali come dire...personali. Lo fisso, rimango li come una scema, a fissarlo.
Ad un certo punto si volta, verso la strada, proprio dove sono io. Cazzo!, penso. Sgrano gli occhi e rimango li, immobile.
Che faccio, che faccioo?, penso. Il ragazzo fa per alzarsi dalla panca del piano.
Io faccio un passo indietro. Devo andarmene, penso.
Nello stesso istante in cui lui fa un passo verso l'uscita, mi volto e mi dirigo verso casa.
Figura del cazzo figura del cazzo!, penso. Il mio passo è veloce, quasi corro. Nel frattempo, penso: «Bene, ricordati di non tornare mai più da queste parti Sil, ti sei giocata il primo vicino..accidenti, che figura del cazzo che c'ho fatto!..chissà cosa pensa e adess...» penso, ma i miei pensieri vengono interrotti da una mano che sento posare sul mio braccio.
Mi immobilizzò. Non mi muovo neanche di un millimetro. E' lui, lo so. Non faccio niete.
Ed è lui, ha dire qualcosa: «Emh..io, non volevo prenderti il braccio..scusami..» e lo lascia di botto.
Questa voce, l'ho già sentita. Mi è familiare ma perché ?
Faccio un respiro profondo. Conto, 1,2,3, e mi volto. Nella mia testa devo focalizzare chi ho davanti. E' un riccio che conosco. Lo conosco per le mille canzoni che ha scritto, i mille concerti che ha fatto e per il problema che si porta dietro.
O cazzo, penso.
Davanti a me ho Nick Jonas e tutto mi sembra cosi assurdo, ma anche cosi bello.
«No, non..ti preoccupare, anzi è colpa mia..stavi suonando e io ti ho interrotto. Perdonami..» dico d'un fiato. Sto per voltarmi ma mi ferma di nuovo, stavolta con le parole.
«O no no, non intendevo questo cioè..Pensavo fossi ecco..» è un po' a disagio.
«No..cioè, si. Però, non sapevo neanche che eri tu..» dico. Accidenti..
Mi sorride. «Allora, non mi avevi riconosciuto?» chiede più tranquillo. Improvvisamente, mi sento come se lo conoscessi da sempre, come se stessi parlando con un amico. Sono più rilassata e sento che anche lui lo è.
«E no..non vedo proprio benissimo, sai» rido. Inizia a ridere anche lui.
«Carina questa..» mi porge la mano destra:«Piacere, Nick». Avvicino la mia mano e gliela stringo. «Io sono Silvia».
Da qui, ha inizio il totale cambiamento della mia vita...